L’albero sottosopra… una giornata da ricordare!

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La dottoressa Elisa Ziggiotti, della cooperativa Terrabase, ripercorre il viaggio sensoriale che ha guidato per portare i bambini di Brendola alla scoperta delle nostre meraviglie naturali.

Può interessarti? ANDAR PER ERBE, CHE ESPERIENZA!

 

Scrivo queste righe per ringraziare tutti, grandi e piccini, per la partecipazione, e l’Amministrazione che si è dimostrata molto sensibile e attenta ai tempi ambientali e volenterosa nel voler valorizzare e far conoscere il nostro splendido territorio.

Elisa Ziggiotti


 

 

Nell’ascoltare la storia animata di Pierino che aveva il sogno di piantare un bosco ma non sapeva come fare… abbiamo imparato come nasce un piccolo seme di albero! Sole, acqua, terra sono ingredienti indispensabili per la crescita degli alberi!

E la frazione di San Vito li possiede tutti, vista la sua posizione assolata, la sua ricchezza d’acqua e il suo terreno ricco e fertile!

Alla fontana troviamo un SALICE BIANCO:

…e scopriamo che il Salice Bianco (Salgaro) è un genere antichissimo, che preferisce suoli umidi, a volte anche inondati e sopporta bene le grandi variazioni d’umidità. Sono gli alberi di riparo per eccellenza e l’importante ruolo che svolge come specie protettiva del terreno di riva instabile dei fossi, ne ha provocato la piantagione per opera dell’uomo lungo le rive d’acqua.

In passato le foglie venivano utilizzate come lettiera per le mucche o come cibo per le capre, che sono anche molto golose dei giovani rami. Il legno del salice è tenero, e sostituiva il Pioppo nell fabbricazione delle sgalmare e ora nella produzione delle mollette da bucato. Dalla corteccia del salice si estrae la SALICINA che in passato era l’unico rimedio per combattere le influenze e le febbri alte, la febbre della malaria e i dolori, da questa salicina si produce oggi l’Aspirina!

Si pensava che il Salice fosse il portatore dell’energia vitale che veniva da Dio e per questo era legato a molte usanze contadine! Noi alla fontana muniti di secchio e rami di salice, abbiamo simulato questa: *Il Sabato Santo, al suono del Gloria delle campane della chiesa, era usanza bagnare gli occhi dei bambini, con acqua messa in un secchio con i rami del Salice) perché potessero “vedere” la giusta strada da seguire nella vita, e si usava anche bagnare con la stessa acqua gli occhi degli adulti per “lavare” via e quindi dimenticare le cose brutte viste quell’anno (pensiamo alla guerra!”). Si credeva così che fino alla Pasqua dell’anno successivo non si sarebbero più viste cose brutte!*

Proseguendo poi per il sentiero di Via Adenauer che scende verso la chiesa vecchia, abbiamo incontrato molte varietà arboree tra cui:

L’ACERO CAMPESTRE

L’acero campestre è una pianta mellifera. Le sue foglie vengono utilizzate come foraggio. Il legno è chiaro, duro e pesante e tende a deformarsi: viene quindi usato solo per la fabbricazione di piccoli oggetti. Essendo un albero di modeste dimensioni e sopportando bene il taglio, è stato ampiamente utilizzato come tutore per la vite (tecnica della vite maritata). È inoltre un ottimo combustibile. Attualmente trova impiego come albero ornamentale e da siepe, per via della sua efficacia nel consolidamento dei terreni franosi. Possiede proprietà lievemente anticoagulanti, aiuta nella prevenzione delle calcolosi e nelle cure successive alle manifestazioni di Herpes zoster; il decotto di corteccia è usato anche come rinfrescante intestinale. Antiche credenze popolari conferivano all’acero proprietà magiche contro le streghe, i pipistrelli, e la sfortuna. Il decotto di corteccia è utilizzato negli eritemi della pelle; alcune persone usano aggiungere all’acqua del bagno, un pugno di corteccia tritata per rinfrescare la pelle.

IL NOCCIOLO

La pianta ha portamento a cespuglio e raggiunge l’altezza di 5–7 m. Ha foglie decidue, semplici, cuoriforme a margine dentato. Il frutto (la ben nota nocciole o nocciolina) è avvolto da brattee da cui si libera a maturazione e cade. Esso è commestibile ed è ricco di un olio, usato sia nell’alimentazione che nell’industria dei colori e in profumeria. Il nocciolo è un albero antico, dopo la glaciazione è stato una dei primi alberi a ripopolare le tundre sino a divenire l’albero dominante in quasi tutta l’Europa Occidentale. Negli insediamenti umani a partire dal Neolitico in poi sono stati ritrovati resti di nocciole, in particolare nell’età del ferro sono stati ritrovati numerosi resti e ciotole piene del frutto, il che fa pensare ad un uso votivo o cerimoniale.

Fin dall’antichità, il nocciolo è considerato un simbolo di fertilità, un po’; per la grande quantità di polline che produce, un po’; per i numerosi germogli che produce e che fanno sembrare che la pianta non muoia mai; veniva usato nei riti di fertilità e ancora utilizzato nelle cerimonie di fidanzamento e matrimonio fino nell’era cristiana. È uno degli alberi che forniva il “Palo della Vita”; e viene utilizzato ancora oggi in rabdomanzia per la ricerca di sorgenti d’acqua sotterranee.

Nella mitologia celtica è l’albero magico e sacro e nove noccioli sovrastano la Fonte della Saggezza e lascia cadere i suoi frutti nella fonte dove vengono mangiati dal salmone, il quale acquista tutta la saggezza che contengono (da qui il mito del Salmone della Saggezza), in quanto la nocciola è metafora della verità profonda che si cela dietro l’apparenza, l’illusione rappresentate dal guscio, che bisogna rompere per giungere alla verità.

IL SAMBUCO NERO

sambuco appartiene alla famiglia delle Caprifoliacee e cresce un po’ dappertutto, dai campi incolti ai margini di strade, ferrovie e viottoli, vicino a corsi d’acqua e in terreni ricchi d’azoto, come possono essere quelli vicini alle discariche. Si presenta come un arbusto o un alberello molto ramificato che raramente raggiunge i dieci metri di altezza, con fusto dalla corteccia grigiastra e ramoscelli verdi, pendenti e morbidi, che nascondono un cuore (midollo) morbido e bianco.

Le foglie hanno spesso un odore leggermente sgradevole e sono picciolate, ovali, allungate e seghettate, mentre i fiori, che sbocciano in estate tra maggio e giugno, sono bianchi o color avorio, piccoli e molto numerosi, disposti a formare delle ombrelle grandi e piatte. Il loro inebriante profumo ricorda quello del dolce nettare e del miele.

A settembre poi i fiori vengono sostituiti da grappoli di belle bacche nero violacee, molto lucide, usate per preparare ottime marmellate, succhi e sciroppi. Le foglie sono tossiche, ma i fiori invece commestibili e ottimi per ottenere farina da aggiungere ai biscotti o alle torte e il famoso succo di sambuco. Con le bacche assolutamente cotte (crude sono indigeste) si ottengono succhi e marmellate.

In passato veniva sempre piantumata una pianta di Sambuco nero vicino alle case come simbolo di protezione dal male, perché si credeva avesse il potere di scacciare le forze malefiche che nel caso si fossero avvicinate, sarebbero state risucchiate nella parte cava dei rami e del tronco e rimandate dalle radici sotto terra negli inferi!

IL CORNIOLO

I cornioli sono arbusti o piccoli alberi alti fino a 5 m. I rami sono di colore rosso-bruno e rametti brevi, la corteccia è screpolata. Le foglie sono semplici, opposte, con un picciolo breve (5-10 mm) e peloso, la forma è ovata o arrotondata, integra e un po’ ondulata ai margini, acuminata all’apice. È di colore verde, più chiaro di sotto e ricoperta parzialmente da peluria su entrambe le pagine. Presenta una nervatura al centro e 3-4 paia di nervature secondarie.

Il loro legno e i loro frutti come anche i loro semi sono o erano di grande significato. I piccoli frutti rossi vengono elaborati oltre che per succhi di frutta e per marmellate (ottime come accompagnamento al bollito di carne) e per eccezionali bevande anche come aromatizzante per alcuni tipi di alcolici come ad esempio la grappa. I prezzi per questi prodotti sono relativamente alti a causa del grosso apparato di lavoro dovuto alla bassa fertilità e al basso contenuto di alcool. Si possono mangiare i frutti anche crudi, ma sono buoni solo quelli che sono appena caduti o che cadono dallo stelo in seguito ad un leggero tocco.

Il legno del Corniolo è di colore bruno-chiaro nelle parti interne (alburno) mentre nella corteccia è rossastro, con anelli poco distinti. Questo legno è durissimo e molto resistente. Il legno duro (il più duro presente in Europa) viene utilizzato tra l’altro anche per la produzione di pipe. Nel passato era usato per la fabbricazione di pezzi di macchine soggetti a forte usura (per es. raggi e denti da ruota) e per lavori di tornio.

Tutta la pianta ha proprietà tintorie (in giallo). Abbiamo fatto una sosta per far merenda con le more DEL GELSO

La coltivazione del gelso, così comune un tempo, oggi è quasi del tutto dimenticata. Lo si vede sporadicamente in qualche parco, o viale alberato, come semplice albero ornamentale. E i suoi frutti, le more di gelso, vengono lasciate sui rami, a maturare fino a cadere e a marcire, senza che nessuno si degni di raccoglierli. Uno spreco indicibile se si pensa che un solo albero produce quintali di frutta ogni anno, senza aver bisogno di alcun tipo di trattamento, se non una semplice potatura annuale per ridimensionare la chioma e agevolare la raccolta della frutta. Eppure di argomenti convincenti per riprendere la coltivazione di questa pianta ce ne sono e in abbondanza.

Innanzitutto è una pianta rustica, che si adatta di buon grado a qualsiasi tipo di terreno. È estremamente longeva e resistente, sia alle malattie, che alle temperature rigide dell’inverno. Ogni parte dell’albero del gelso può essere utilizzata a scopo fitoterapico: frutti, foglie, corteccia e radici contengono numerosi principi attivi che la rendono utilissima a scopo terapeutico contro parecchi disturbi oggi molto comuni, come il diabete e la stipsi (giusto per citarne un paio). Le radici sono robuste ed elastiche, molto espanse e in passato, proprio per l’ampiezza e la forza del suo apparato radicale, questi alberi venivano piantati in gran numero per contrastare i fenomeni franosi dei terreni. In passato è stata pianta importantissima per la sopravvivenza delle famiglie povere contadine, che lo coltivavano perché le sue foglie erano utilizzate in bachicoltura come alimento base per l’allevamento dei bachi da seta.

IL NOCE

Reperti archeologici indicano che i frutti del noce venivano utilizzati come alimento già 9000 anni fa. “Juglans regia” si chiama in latino. Questa pianta è sempre presente nelle nostre aie e raccoglie sotto le sue fronde i racconti e le favole di intere generazioni. È un albero prezioso per la vita in campagna e si può dire che tutto quello che lo compone viene utilizzato per l’uomo e per gli animali. Il suo legname, l’essenza, è incredibilmente resistente e i mobili prodotti, come le porte, le finestre, i pavimenti, sono inattaccabili ai tarli e alle muffe. Bello il suo colore, maneggevole per il falegname e i manufatti che si producono durano nel tempo.

Le foglie e la corteccia contengono i tannini che venivano utilizzati un tempo anche per curare le bestie nella stalla. Un vitellone con disturbi intestinali veniva curato con un infuso di foglie e corteccia di noci; pensate alla quantità del decotto che veniva prodotta, soprattutto se si trattava di curare più vitelli.

La noce ha, come tutti i frutti col guscio duro, un contenuto edibile, antropologicamente paragonato all’uovo, alla perfezione e alla vita in quasi tutte le culture del mondo. La noce in più ha dalla sua una strana forma che è facile identificare col cranio o col cervello umano. Di conseguenza, nelle culture antiche la noce e il noce assumono un carattere sacro, che si riscontra a tutte le latitudini. Sotto le sue fronde, grazie alle sostanze inibenti contenute nelle foglie, il terreno resta pulito, sgombro dal sottobosco invadente. Questo faceva credere che le streghe si ritrovassero sotto un albero di noce per discutere sui loro malefici, e per questo sotto il noce poi le altre piante o erbe facevano fatica a crescere, per la magia nera che rimaneva impressa nel luogo. Da questa leggenda si consigliava di non addormentarsi mai sotto un albero di noce perché altrimenti ci si sarebbe risvegliati con il mal di testa, causato dalle streghe per dispetto.

Per contro la vita contadina era molto legata alla produzione del frutto, nutriente e ricco di oligoelementi nutritivi, il frutto del noce era una vera panacea durante i lunghi inverni contadini. Spesso rappresentava la salvezza dalla fame e quindi assumeva un valore di rinascita, di abbondanza, di salvezza. Per questo si raccolgono le noci per il nocino nella notte di San Giovanni, la notte del solstizio d’estate.

Nelle nostre campagne purtroppo sono quasi scomparsi i noceti. Da noi sono sempre stati coltivati alberi sia da legno che da frutto, ma ora sono poche e rare le coltivazioni di questa meravigliosa pianta perché a differenza dei nostri progenitori noi abbiamo perso l’abitudine a curare coltivazioni i cui vantaggi verrebbero raccolti dalle future generazioni.. In più, c’è una leggenda che dice che le piante di noce devono essere piantata solo dai vecchi, perché quando la pianta avrà abbastanza legno per fare una bara, la persona morirà. Non sarà mica per questo che nessuno pianta più noci…

Insomma, pianta benevola o malevola che sia sarà bene non privarsene e piantandola bisognerà fare diverse considerazioni riguardo alla posizione nell’aia, dal momento che quando sarà grande lo sarà veramente e sotto di esso si formeranno con le storie di famiglia i vostri figli, i nipoti e i pronipoti: quindi è bene prevedere di posizionarci panchine e tavolini.

IL CARPINO

Il carpino si trova frequentemente nei boschi di querce e faggi. L’uomo sfrutta già dal Medio Evo la vitale capacità di ricaccio del carpino per la costituzione di siepi. Il carpino insieme al biancospino e alla rosa canina non solo teneva unito il bestiame, ma grazie alla sua impenetrabilità serviva anche da cinta di difesa per gli animali. È una pianta molto amata da diversi uccelli, perché offre loro un buon riparo. Nei giardini del periodo barocco si amavano al contrario delimitazioni degli spazi perfettamente tagliate e boschetti. Il carpino, sempre in grado di ricacciare, costituiva per questo scopo la pianta ideale. Con questo legno pesante, duro e tenace si costruivano assi per ruote, mazzuoli, forme per scarpe, denti di ingranaggi dei mulini. Anche per i caratteri da stampa viene impiegato spesso il legno di carpino.

LA QUERCIA

La farnia è un albero dal portamento maestoso ed elegante,come pianta isolata si presenta con una chioma espansa, molto ampia e di forma globosa ed irregolare, ma nei boschi la sua chioma assume un aspetto ovale allungato, con fusto alto e dritto. Raggiunge un’altezza che va dai 25 ai 40 m, eccezionalmente 50. Il fusto è diritto e robusto ed alla base si allarga come per rafforzare la pianta; i rami con il passare del tempo divengono via via più massicci, nodosi e contorti. Le ghiande sono molto nutrienti (70% di amido e zucchero e 6% di proteine), e sono le uniche a maturare in coppe aperte, mentre tutti gli altri frutti della famiglia delle Fagaceae (faggio e castagno) crescono in contenitori duri e spinosi. Le ghiande sono un deposito di cibo così ricco per i germogli che questi possono crescere anche in posti ombreggiati o fra l’erba folta. Cibo prediletto dei maiali, che un tempo (e da qualche parte ancora oggi) venivano fatti pascolare liberi per i boschi di querce, vengono seppellite anche da scoiattoli e ghiandaie come scorte invernali di cibo e, nel Medioevo e in tempi difficili, hanno dato nutrimento anche alla specie umana. Dato l’elevato contenuto di tannino però, che le rende terribilmente amare, l’uomo riesce a mangiarle solo in forma lavorata, come farina per esempio, o come bevanda simile al caffè. La Quercia fornisce un contributo insostituibile alla biodiversità, supportando una quantità di forme di vita superiore a quella di qualunque altro albero d’Europa. La Quercia ospita più di 300 specie di insetti e fornisce un’importante fonte di cibo e moltissimi uccelli. In autunno numerosi uccelli e mammiferi del bosco (tra cui scoiattoli, ghiandaie, tassi e cervi) si nutrono di ghiande. Albero sacro, venerato dai celti e da molte altre culture, da sempre considerato l’albero simbolo della forza.

Una bellissima leggenda racconta che un giorno il Diavolo si recò dal Signore dicendogli: “Tu sei il Signore e padrone di tutto il creato mentre io, misero, non possiedo nulla. Concedimi una signoria, pur minima, su una parte della creazione. Mi accontento di poco.” “Cosa vorresti avere?” chiede il Signore. “Dammi, per esempio, il potere su tutto il bosco” propose il Diavolo. “E sia” decretò il Signore “ma soltanto quando i boschi saranno completamente senza fogliame, ovvero durante l’inverno: in primavera il potere tornerà a me.”

Quando gli alberi dei moschi a foglie decidue seppero del patto, cominciarono a preoccuparsi, e con il passare del tempo e l’ingiallire delle foglie la preoccupazione si mutò in agitazione. “Cosa possiamo fare?” si domandavano disperati. “Con l’autunno tutte le nostre foglie cadono!” Il problema pareva insolubile quando al faggio venne un’idea: “Andiamo a consultare la Quercia, più robusta e saggia e di noi tutti la più anziana. Forse lei troverà un modo per salvarci.” La Quercia, dopo aver riflettuto gravemente, rispose: “Tenterò di trattenere le mie foglie secche sui rami finché sui vostri non spunteranno le foglioline nuove. Così il bosco non sarà mai completamente spoglio e il Diavolo non potrà avere alcun dominio su di noi.” Da allora le foglie secche della Quercia rimangono sui rami tutto inverno, per cadere completamente soltanto quando almeno un cespuglio si è rivestito di foglie nuove.

 

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